Quella stessa sera, in via Archimede, allineai
la macchina al marciapiede
, per aspettare il padrone. Ecco che la brutta faccia di Licinio si presenta
allo sportello; poi lui l'apre, mi siede accanto a comincia a farfugliare:
«Signor Maurizio, sono venuto per le trentamila lire. «Ah,
ci hai ripensato. » «Signor Maurizio, lei deve perdonarmi,
. . lei mi dava settecento lire, ma la signorina me ne faceva dare millecinquecento
ogni giorno affinchè dicessi le bugie e io allora . . ma adesso,
se lei mi dà le trentamila lire, le dico la verità, tutta
la verità. » Allora, preso di nuovo dal furore, gridai:
«Zitto, non voglio saper niente, hai capito?» «Ma signor
Maurizio, questa volta le dico la verità, proprio la verità.
» E io, sempre più furioso: «Zitto, non dirmi niente,
se non vuoi che ti spaccola
faccia. » «Signor Maurizio, se vuole le faccio un ribasso:
diecimila lire sole e le dico tutta la verità.»
«Neanche dieci lire. E la verità è una sola
e soltanto io la conosco: Lucetta è un angelo, hai capito? Un angelo.
» Egli discese spaventato e si allontanò. Io accesi
la radio.

|