LA VERITÀ
di
Alberto Moravia
Parte I - Seconda lettura
LA VERITÀ Trentadue e diciassette:
quindici anni di differenza. A chi mi diceva: «Maurizio, sta' attento,
c'è troppa differenza di età, » io rispondevo: «Che
c'è di straordinario . . . sono un uomo giovane, Lucetta è
una donna giovane . . . quel che conta è che siamo giovani tutti
e due: dunque tutto va bene. » E invece, pur dicendo così,
lo sentivo tutto il tempo che niente andava bene e che quella differenza
di età aveva la sua importanza; ma, si sa, non vogliamo riconoscere
di aver torto finchè i fatti non ce lo dimostrano; siamo tutti come
San Tommaso che non ci credette finchè non ci ebbe sbattuto
le mani a il naso. L'avevo conosciuta, Lucetta, a «Tutto per la casa,»
uno di quei magazzini a due piani dove si vende di tutto un po' e tutto
a
buon mercato. Ci ero entrato per comprarmi un paio di calze a girando
tra quella confusione, da un banco all’altro, nel frastuono
della radio che urlava non so che canzonetta, vidi ad un tratto Lucetta
dietro il banco
della profumeria, sullo sfondo
scintillante di uno scaffale di bottigliette gialle di acqua di colonia.
Mi colpì subito, se non altro per il contrasto con le altre sue
compagne, bellocce
non c'è che dire, ma sguaiate,
troppo dipinte e, al tempo stesso, sotto la pittura, non troppo pulite.
Lei invece ci aveva, tra due onde di capelli sciolti
sulle spalle, un bel viso ovale senza cipria
e senza rossetto, dagli occhi grandi, sereni e chiari, dall’espressione
tranquilla.
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