La verità
Parte III - Seconda lettura
    Avrei dovuto insospettirmi per questa facilità. Diamine: diciassette anni e così disinvolta con gli uomini. Ma ero già innamorato e non me ne accorsi. Così andai al garage, tirai fuori la macchina del padrone che dovevo andare a rilevare alle nove al suo ufficio, e mi recai all'appuntamento. Lei venne subito, puntuale, alle otto e tre minuti, vestita con proprietà benchè da ragazza povera; notai che senza il grembiale bianco di venditrice ci aveva una persona molto bella, col petto sporgente, la vita di vespa, i fianchi rotondi. Domandò salendo: «È sua la macchina?» «No, è del padrone, sono l'autista.» «Ah» e dopo un momento: «Beh, io debbo andare a casa. » L'accompagnai, abitava a San Giovanni, in un casone di cento appartamenti; feci un giro lungo e parlammo. 

    II giorno dopo andai a prenderla di nuovo; di lì a qualche giorno le proposi di andarla a rilevare anche la mattina, quando si recava al magazzino, e accettò. Così prendemmo a vederci due volte al giorno a più a lungo, anche qualche ora, nei giorni di festa. Insomma, una di quelle mattine, le dissi che le volevo bene; lei mi diede un bacio, di slancio, e mi disse che anche lei mi voleva bene. Proposi allora di fidanzarci. Lei rispose: «Maurizio, aspettiamo ancora un anno, quando avrò messo da parte il denaro per il corredo.» Questa risposta mi stupì, lo confesso. Ma le meraviglie non facevano che cominciare. 

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