| Avrei dovuto insospettirmi
per questa facilità. Diamine:
diciassette anni e così disinvolta
con gli uomini. Ma ero già innamorato e non me ne accorsi. Così
andai al garage, tirai fuori la macchina del padrone
che dovevo andare a rilevare
alle nove al suo ufficio, e mi
recai all'appuntamento. Lei venne subito, puntuale, alle otto e tre
minuti, vestita con proprietà benchè da ragazza povera; notai
che senza il grembiale bianco di venditrice ci aveva una persona
molto bella, col petto sporgente,
la vita
di vespa, i fianchi
rotondi. Domandò salendo: «È sua la macchina?»
«No, è del padrone, sono l'autista.» «Ah»
e dopo un momento: «Beh, io debbo andare a casa. » L'accompagnai,
abitava a San Giovanni, in un casone di cento appartamenti; feci un giro
lungo e parlammo.
II giorno dopo andai a prenderla di nuovo; di
lì a qualche giorno le proposi di andarla a rilevare anche la
mattina, quando si recava al magazzino, e accettò. Così prendemmo
a vederci due volte al giorno a più a lungo, anche qualche ora,
nei giorni di festa. Insomma, una di quelle mattine, le dissi che le volevo
bene; lei mi diede un bacio, di
slancio, e mi disse che anche lei mi voleva bene. Proposi allora di
fidanzarci. Lei rispose: «Maurizio, aspettiamo ancora un anno, quando
avrò messo da parte il denaro per il corredo.»
Questa risposta mi stupì, lo confesso. Ma le meraviglie
non facevano che cominciare.
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