La verità
Parte V - Seconda lettura
    Cominciò così. Prima di tutto lei mi disse che non voleva che l'andassi a prendere la sera, al bar presso il magazzino. «Se il tuo padrone ci vede, tu passi un guaio e io ci faccio una cattiva figura.» Così dovetti rinunziare a quella mezz'ora per me così  importante. Poi fu la volta del mattino «Senti, è meglio che tu non mi venga a prendere al mattino . .  la gente del mio quartiere potrebbe 
chiacchierare.» Anche questo, in fondo era giusto; diceva sempre le cose giuste, lei; e così rinunziai 
anche a quest'altra mezz'oretta non meno importante per me della prima. Restavano i giorni di festa, le domeniche; ma anche qui cominciarono le difficoltà. Ora c’era la cugina di Terni, arrivata all'improvviso, ora la madre da accompagnare in una visita, ora il padre, ora qualche altro carissimo parente. Le telefonavo, però, tutti i giorni, in casa di vicini suoi che ci avevano l’apparecchio. Ma anche le telefonate non durarono tanto. <<Guarda è meglio che diradi le telefonate, telefonami tutt’al più una volta o due alla settimana. Quei miei vicini si seccano.>> Insomma, ci vedevamo oramai, sì a no, ogni dieci giorni a sempre tra scappa e fuggi, con gli occhi sull'orologio. Quest'agonia andò avanti un paio di mesi; io ci sformavo, non vivevo più, dimagravo a vista d'occhio, ci avevo sempre non so che dolore ansioso al cuore, non mangiavo più, non dormivo più. Qualche volta, disperato, andavo al magazzino e compravo un'altra maledetta saponetta, giusto per guardarla un momento; ma lei manco mi sorrideva, quasi quasi mi trattava  peggio degli altri clienti. 

-----------------------------------------------------------