La verità
Parte IX - seconda lettura
    Il giorno dopo, non si sa come, mi svegliai con il diavolo addosso, chiaro, tosto, risoluto, franco come una spada. Andai difilato al telefono, feci chiamare Lucetta, le dissi subito: «Guarda che debbo parlarti, oggi stesso, tra un'ora, al bar sotto casa tua.» «Ma io . . .» «Poche storie. Tu vieni senza fiatare, altrimenti salgo a casa tua e sfondo la porta a calci.» «Sì vengo, va bene.» Così andai al bar, all'ora fissata, e mi sedetti in ombra, in un angolo, per aspettarla. Lei non tardò molto; e come apparve sulla soglia, per l'ultima volta provai lo stupore dolce e quasi incredulo dell'appuntamento d'amore sospirato e sperato il quale si avvera come per miracolo.  Lei si avvicinò, esitante, timida, dolce, forse spaventata:  io mi alzai in piedi a le dissi: «Inutile sedersi. Ti ho chiamato in quel modo brusco perchè avevo da dirti una cosa importante e non potevo dirtela per telefono. La cosa importante, eccola qui: non ci vedremo più. Da oggi sei libera, con me è finita. » Lei disse, tranquilla, al solito: «Maurizio, hai mostrato di essere intelligente. Io non avevo il coraggio di dirtelo. Sì, è meglio che non ci vediamo più. » Tutto ad un tratto provai non so che furore: mi venne quasi l'impulso di afferrare la tavola e scaraventarla contro lo specchio del bar e mandare tutto in pezzi, specchio, bottiglie, bicchieri e ogni cosa, perfino la faccia scema del barista. Ma mi controllai con sforzo supremo a risposi: «Beh, addio Lucetta, » avviandomi nel tempo stesso alla macchina americana dei dischi. Misi un gettone e subito il Rock and Roll, brutale e travolgente, prese a farmi ballare i pensieri nella testa come tante noci dentro un sacco vuoto. Quando, alla fine, mi voltai verso la porta, Lucetta non c'era più. 
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